PAOLO PAPPAROTTO CON IL BRAGOSSO FANTASMA AL CINE TEATRO DI CREMONA: UN SALTO DI QUALITA’ ALL’INTERNO DELLA TRADIZIONE.RECENSIONE

brag5025Con il nuovo spettacolo “Il Bragosso fantasma”, in scena al Cine Teatro di Cremona il 5 dicembre 2016 la Compagnia di burattini Paolo Papparotto, con in scena i burattinai Paolo Papparotto e Cristina Marin, apre una nuova direzione di lavoro, straordinariamente ricca di possibilità ma anche poco praticata da quanti si occupano di teatro di figura, contenitore composito in cui confluiscono ogni genere di pupazzi, ombre, burattini e marionette. Lo fa senza abbandonare quel filone di ricerca legato alla tradizione che lo vede burattinaio all’interno della baracca ad animare con rara maestria i suoi burattini, ma introducendo nuovi elementi talmente determinanti da cambiare completamente la natura del contesto e le azioni sceniche dei personaggi: un cambiamento che va a dilatare, non a snaturare, ad approfondire piuttosto che a voltar pagina.

La classica baracca diventa circolare e si allarga, per permettere ai burattinai un maggior gioco d’azione; i fondali diventano tridimensionali e parte integrante della scena con cunicoli, portici, slarghi e finestre, in modo da essere agiti; il canale stesso di Venezia diventa luogo di passaggio: la corrente vi fa scorrere mobili e sedie, ma diventa anche metaforicamente “tutto il mondo che sta aldilà”, quello immaginato, da cui emergono misteriosi battelli e figure mitologiche e quello possibile: la via che conduce in India o dove la fantasia dei personaggi vorrebbe. Ma soprattutto fin dall’inizio, sottolineata da atmosfere musicali veneziane, ci appare una Venezia che riconosciamo immediatamente, fatta di campi e di ponti, di canali e lampioni: la Venezia delle chiacchiere goldoniane, ma anche dove, tornando indietro nel tempo, ci si urla dalle finestre e ci si “lava i panni sporchi” in piazza, davanti a tutti.

Quest’ultimo quadro è il pregio maggiore dello spettacolo: un tuffo nella memoria per fotografare un costume tipico veneziano (ma anche paesano) che oggi non è più; un tempo sospeso, reale e al contempo fiabesco- Come spiegare ai nostri figli quel sottile spartiacque che separa la fantasia dalla realtà, una realtà che qui per loro sotto forma fantastica a noi è appartenuta realmente nelle tradizioni di una comunicazione sociale che oggi si è persa ?- Al contempo è una Venezia che rimane legata alle maschere caratteristiche come da tradizione : Arlecchino, Pantalone, Brighella e Colombina, con una drammaturgia giocata tra realtà e finzione, in un entrare ed uscire continuo dei personaggi da se stessi, assecondando gli eventi della storia da un lato e commentandoli con la saggezza e l’interpretazione critica tipica di chi utilizza in buon senso reale : si preferisce una Colombina poco vezzosa e molto concreta che esce da certi clichè di maniera.

Papparotto, burattinaio veneto noto ben oltre i confini territoriali regionali e nazionali, il cui profilo artistico affonda le radici nella tradizione più classica della commedia dell’arte e della quale rispetta le antiche maschere con i propri tradizionali caratteri e la lingua dialettale, si è sempre distinto per preservare nel tempo questo patrimonio che ci deriva dal passato.

Una preziosa memoria , di cui lo ringraziamo, che rischia di perdersi tra le innumerevoli piroette creative di quanti, intuendo le potenzialità di questo linguaggio, ne piega contenuti e tecniche per assecondare esigenze espressive personali, con risultati più o meno convincenti, perchè,

se il mondo del teatro di figura, apparentemente facile e per questo tentatore, attrae molti, pochi sono quelli che perseguono nel tempo una ricerca coerente con risultati d’eccellenza ( almeno per noi tra i tanti spettacoli visti) e molti gli avventurosi che non ne conoscono l’utilizzo o che non varcano la superficie dei clichè, pur nel riconoscimento che il teatro di figura rimane oggi un settore di ricerca sempre fertile all’interno di un teatro in complessiva crisi.

Emanuela Dal Pozzo

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