L’ORCHESTRA DEI 12 VIOLONCELLI “VILLA LOBOS” AL TEATRO RISTORI DI VERONA. RECENSIONE.

Al Teatro Ristori di Verona, gli Amici della Musica, nel contesto di una stagione particolarmente varia e interessante, hanno trasformato il loro quarto appuntamento (4 novembre) in un importante evento commemorativo, protagonista l’Orchestra di 12 violoncelli “Villa Lobos”.

Primo di una serie di tre concerti dedicata al ricordo del fondatore (nel 1985) e animatore Enrico Egano – violoncellista padovano, eccellente solista e camerista, oltre che appassionato docente – all’appuntamento di Verona seguiranno le tappe di Padova e Castelfranco Veneto.

Già costruito dagli Amati e da Gaspare da Salò, il violoncello fu impiegato a lungo come basso continuo, comparendo come strumento solista soltanto alla fine del XVII secolo.

Voce robusta, dal timbro profondo e corposo nel registro grave, caldo e brillante in quello medio, intenso e penetrante in quello acuto, ebbe la culla della sua letteratura in Emilia, in particolare a Bologna. Qui furono pubblicate le prime opere che lo vedono protagonista, trovando quindi prestigio crescente grazie, in particolare, a Vivaldi e Bach.

Ai nostri giorni, un gruppo di 12 violoncelli dei Berliner Philharmoniker si sono dedicati all’esplorazione e alla valorizzazione delle risorse espressive, tecniche e sonore del violoncello, come testimoniato anche in numerose incisioni discografiche.

A queste esperienze degli straordinari Berlier si sono ispirati fin dagli inizi gli strumentisti veneti della Villa Lobos (omaggianti pure nel nome un grande violoncellista, il brasiliano Villa Lobos, considerato in patria alla stregua di un eroe nazionale) uniti dal piacere di suonare insieme e di far parte di una formazione singolare.

Al Ristori si sono presentati con brani significativi del loro programma, che spazia dal Barocco al contemporaneo, di volta in volta presentati da Mario Brunello, ideale leader dell’ensemble.

La straordinaria versatilità dello strumento, in grado di ricoprire il ruolo orchestrale pressoché di ogni famiglia, è stato evidenziato dalla Villa Lobos più che in Bach (“Concerto Brandeburghese n.6 BWV 1051”) e in Vivaldi (“Concerto in Sol minore per due violoncelli, archi e basso continuo, RV 531”) nel “Bolero” di Ravel (trascrizione di James Barrelet) e, in gara con la voce umana, in due “mottetti” (“Christus factus est” e “Ave Maria”) di Anton Bruckner.

All’interno del concerto commemorativo si è inserito molto bene anche il ricordo di un altro virtuoso dello strumento, l’indimenticato Franco Rossi del mitico Quartetto Italiano. A Franco Rossi, Giovanni Sollima ha dedicato “Note sconte”: una pagina che elabora frammenti beethoveniani (dal “Quartetto 131”); imita dinamiche e acustiche del treno che corre sulle rotaie; mescola modi mediterranei e tribali australiani.

Applausi scroscianti e due bis: la sezione finale di “Note sconte” e una gioiosa bossa nova, “Desafinado”.

Franca Barbuggiani

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