“VICENZA IN LIRICA.DIALOGHI BAROCCHI” AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA

Un “Orfeo” dei conflitti e delle contraddizioni, quello proposto al Teatro Olimpico di Vicenza in data 6 settembre 2017 nell’ambito della quinta edizione di “Vicenza in lirica. Dialoghi barocchi”, festival multidisciplinare della musica lirica, ideato e realizzato da Andrea Castello con il patrocinio e il sostegno del Comune di Vicenza, della Regione Veneto, della Provincia di Vicenza e dell’Accademia Olimpica.

Il capolavoro monteverdiano è rivisto, in occasione del 450mo della nascita dell’Autore, in chiave postmoderna, storicamente contestualizzato nel periodo postbellico della Seconda Grande Guerra, in un’ottica anche di omaggio alla città di Vicenza, che risorge dalle sue ferite e promossa a città-teatro nelle vedute incise da Neri Pozza, parti integranti della scenografia virtuale creata da Mauro Zocchetta e realizzata dalla Zebra Mapping. Una scenografia, peraltro, arrivata al pubblico molto ridimensionata, per volontà della Soprintendenza quale misura prudenziale nei confronti dell’integrità del prezioso manufatto palladiano e dello Scamozzi.

Ma la rilettura riguarda anche, nello specifico, il mito stesso di Orfeo che, nel solco della versione tramandata da Ovidio e Poliziano, vede l’eroe in ricerca della propria identità sessuale, caricando il personaggio di note psicanalitiche. Così la regia di Andrea Castello, dal calibrato dinamismo e con spunti di “provocazione”, come vuole Euridice vittima non del morso di una serpe ma di un bombardamento, per quanto riguarda Orfeo non si perita di aggiungere una figura di alta pregnanza simbolica: un ballerino/Statua, prima abbandonato in immobile sonno, poi sempre più vitale e cosciente, via via che Orfeo prende atto della propria sessualità.

Dell’allestimento originario dello spettacolo resta, inoltre, il supporto del forte simbolismo cromatico e formale dei costumi di Roberta Sattin, ispirati a una duplice temporalità, intesa a sottolineare sia i conflitti individuali che della società contemporanea, e l’appropriato gioco di luci di Chiara Casarotto.

L’allestimento, tuttavia, ci è sembrato restare sostanzialmente estraneo al contesto della sede e ai valori intrinseci dell’opera originaria, creando un forte senso di straniamento.

Di interesse, invece, la componente musicale affidata a Francesco Erle, direttore e concertatore, che nella sua offerta ha tenuto conto delle ricerche musicali e interpretative più recenti.

Inedita, per esempio, la scelta di un unitario “continuum” delle scene che va oltre i numeri chiusi in rapida successione, conferendo ulteriore drammaticità al testo. Bene evidenziando, inoltre, la varietà espressiva che caratterizza l’opera monteverdiana, grazie al risalto dato alle figure di concitazione e di aggravamento del tempo, insite nella partitura, e alla elegante evidenziata differenziazione di “ariosi” e “concertati”. Discontinua, tuttavia, la resa esecutiva affidata ad orchestra con strumenti d’epoca e coro di Ninfe e Spiriti della Schola S. Rocco, formata da giovani elementi, grintosi e musicalmente motivati, che colgono un’ottima opportunità di crescita e maturazione. Il tempo e ulteriore esperienza faranno il resto. Tra i protagonisti, selezionati dalla direzione artistica del Festival in audizioni mirate, spicca Giulia Bolcato (La Musica / Euridice/ Eco), voce smaltata e lucente, porgere elegante anche se non proprio in perfetto stile barocco, che troverà certamente la giusta collocazione nel sistema artistico non solo nazionale.

Interessanti a vario titolo anche le altre voci. Tra esse, quella di Anna Bessi (Proserpina) forse la più aderente allo stile barocco; e quella dal suadente timbro grave del basso Mateusz Drozda (Caronte). Mentre Marco Saccardin, vocalità pur un po’ fissa e non sempre precisa, dà vita a un credibile Orfeo nella tessitura in bilico tra la tenorile e quella baritonale; come Valeria Girardello, tra registro di soprano e mezzo soprano, è Messaggera sicura e incisiva.

Vivissimo il consenso del pubblico.

Il Festival è stato chiuso con un concerto nel Tempio di Santa Corona, dedicato alla nuova edizione critica de “L’Estro Armonico” di Antonio Vivaldi.

Offerto dal Conservatorio di Milano, in bello slancio e giovanile freschezza, e nel suono prezioso degli strumenti d’epoca, ha confermato, nonostante qualche momento di criticità ritmica e di assieme, l’ottima fama di cui gode l’istituto milanese.

Ancora un successo incondizionato di pubblico.

Franca Barbuggiani