UN DELUDENTE “RICCARDO II” APRE AL TEATRO ROMANO DI VERONA IL 69° FESTIVAL DEDICATO A SHAKESPEARE. RECENSIONE.

1_RICHARD II_GrazianoPiazza-MaddalenaCrippa-AlessandroAverone_Foto-PaoloPortoChe sarebbe stato uno spettacolo nel solco della tradizione più rigorosa era stato annunciato con grande chiarezza. Ma questo non toglie che un guizzo di genio, anche nella tradizione, non ci possa stare. Stiamo parlando del “Riccardo II”, in scena dal 4 all’8 luglio 2017, dato in prima nazionale, con il quale l’Estate Teatrale Veronese 2017 ha inaugurato il 69° festival dedicato a Shakespeare, nella suggestiva cornice del Teatro Romano in riva all’Adige.

L’edizione, a firma del regista berlinese Peter Stein per il Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con la stessa Estate Veronese, di guizzi certamente non ne ha, né, a nostro avviso, ha comunicato emozioni. Soltanto piatta routine, e tre ore (intervallo compreso) di autentica noia, testimoniata dai non pochi mancati rientri di spettatori in teatro dopo la pausa dell’intervallo e dalle uscite anzitempo di parte del pubblico prima della fine della rappresentazione. Grazie a una regia dai ritmi alquanto lenti e che ha adottato modi di acritica convenzionalità; talora al limite dell’ingenuo che si vena di comico, prontamente colto dal pubblico con risatine sorgive. E grazie a una recitazione marcatamente accademica, priva di sfumature interpretative.

A tanta piattezza non riesce a sottrarsi efficacemente neppure la già apprezzata in vari e impegnativi ruoli Maddalena Crippa, attesissima negli insoliti panni maschili del protagonista Riccardo II, unica scelta innovativa della proposta. Completano l’allestimento le scene minimaliste su due piani, vagamente allusive all’impianto del palcoscenico elisabettiano, di Ferdinand Woegerbauer, illuminate dalle luci di Roberto Innocenti; asettici i costumi di Anna Maria Heinreich, con qualche nota d’epoca.

Il testo shakespeariano rievoca la deposizione (e quindi l’assassinio) dell’ultimo rappresentante del ramo principale dei Plantageneti per opera di Henry Polingbroke, duca di Lancaster. L’evento fu all’origine del tormentato periodo storico della cosiddetta Guerra delle due Rose (quella bianca degli York e quella rossa dei Lancaster) che, in terra d’Oltre Manica, segnò il passaggio dal Medio Evo al primo Rinascimento. Vale a dire il passaggio dal potere sacrale al potere frutto delle azioni degli uomini. Un tema particolarmente sentito all’epoca della regina Elisabetta, nubile e senza figli (almeno riconosciuti) e tutt’altro che al sicuro da intrighi e congiure, in merito alla successione al trono. Ma un tema anche sempre attuale: quello della sostituzione di un potere legittimo con uno non legittimato. Che però lo spettacolo non riesce (o non vuole) evidenziare.

Tiepide le accoglienze del pubblico rimasto.

Prima dello spettacolo, presente il neoeletto sindaco di Verona Federico Sboarina, è stato consegnato il Premio Renato Simoni “Per la fedeltà al teatro di prosa”, 60ma edizione, all’attore Gabriele Lavia, sinceramente commosso e festeggiato dal pubblico del Romano, che lo ha visto protagonista di varie stagioni anche in questa sede.

Franca Barbuggiani

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