TUTTO SUA MADRE : “ LES GARCONS ET GUILLAUME, A’ TABLE!” L’ADATTAMENTO CINEMATOGRAFICO DELL’OPERA TEATRALE DI GUILLAUME GALLIENNE. RECENSIONE.

Tutto sua madre è una commedia francese di Guillaume Gallienne del 2013.

Gallienne nasce l’otto febbraio del 1972 a Parigi, nel 1991 ottiene il diploma alla scuola di teatro del Cours Florent e subito dopo si perfeziona al Conservatorio Nazionale Superiore di Arte Drammatica.

La sua carriera da attore, regista teatrale e cinematografico inizia nel 1992, anno in cui ottiene il suo primo ruolo di attore nel film Tableau d’honneur.

Tutto sua madre” è un adattamento cinematografico di un’opera teatrale biografica di Guillaume Gallienne, da lui stesso diretta ed interpretata, che a Parigi ha contato circa due milioni di spettatori.

Il film racconta la storia di Guillaume considerato diverso da tutta la sua famiglia.

È lo stesso protagonista che, nelle prime scene del film esordisce dicendo : “Il primo ricordo che ho di mia madre risale a quando avevo circa cinque anni. Chiamò me e i mie fratelli per cena e disse Ragazzi e Guillaume a tavola! L’ultima volta che le ho parlato al telefono mi ha detto Ti abbraccio mia cara”.

Guillaume non è un ragazzo virile e sportivo come i suoi due fratelli, ma dolce e fragile come sua madre.

Proprio per questo Guillaume non considera sua madre solo come una figura genitoriale, ma come una donna da imitare, da osservare fin nei minimi particolari. La osserva e ammira così tanto che persino la nonna materna, scambia l’imitazione della voce fatta dal nipote per quella della figlia.

Il protagonista inizia così a vestirsi da ragazza rifugiandosi nel suo mondo immaginario abitato dalla Principessa Sissi e dall’Arciduchessa Sofia di Baviera, diventa delicato nelle movenze, dedica attenzione al vestire disprezzando gli abiti maschili, e addirittura impara a ballare la sevillana come se fosse una ragazza.

Tutto questo porta ad un fraintendimento degli atteggiamenti di Guillaume da parte di tutti i membri della famiglia, ma in particolare da parte della madre. Un fraintendimento che durerà per circa trent’anni.

Quando un giorno, invitato da una delle sue amiche, Guillaume si presenta ad una festa “per sole ragazze”. In quest’occasione conosce Amandine, colei che diventerà la seconda donna più importante della sua vita dopo sua madre.

Tutta una vita passata ad essere considerato diverso, quando in realtà non era lui ad esserlo, ma il trattamento della madre lo aveva influenzato a tal punto da farglielo credere.

Era la madre che voleva essere considerata da Guillaume come la donna più importante della sua vita, e che desiderava che il loro rapporto fosse talmente speciale da non poter provare e costruire con nessun’altra donna una relazione d’amore e adorazione come quella instaurata con lei.

Una commedia tragicomica, resa frizzate da un Guillaume Gallienne bravissimo.

La bellezza di questo film non è data solo dall’attore principale che riesce magistralmente a passare dal ruolo femminile, che ricorda l’attrice Catherine Deneuve, al ruolo maschile, ma soprattutto dalla capacità del regista di affrontare temi delicati come l’omofobia, l’omosessualità, l’accettazione di se stessi, in modo leggero e delicato, senza cadere nella tragedia familiare.

All’inizio Guillaume non pensa di essere diverso dai suoi fratelli e il richiamo della madre per pranzare non lo offende, anzi trova che sia un modo per esprimere il rapporto speciale che c’è tra di loro.

La figura femminile di casa affascina sempre di più il protagonista, tanto che inizia ad imitarla negli atteggiamenti.

Gallienne diviene così più sicuro di sé, sentendosi più affascinante e riuscendo così a stare bene con se stesso.

Il fascino della madre è talmente forte che diviene il suo spirito guida, che lo consiglia, lo sprona, lo scuote e infonde coraggio quando ha momenti di difficoltà o scoraggiamento.

Quello di Gallienne è un viaggio alla scoperta di se stessi, attraverso un personaggio istrionico e particolare, con un’ingenuità che fa sorridere.

Il film racconta la vita del protagonista, a partire dall’adolescenza per arrivare a quella della maturità in un lampo.

Il finale di Tutto sua madre ti lascia di stucco, pensi già ad un finale scontato e invece proprio quando lo spettatore ormai pensa di prevedere le mosse di Guillaume, ecco che di nuovo sorprende!

Tutto sua madre non è solo un film sull’omosessualità, sul rapporto con la madre, l’ omofobia, la scoperta di se stessi, ma è un film sull’amore. Sia che si esso verso una donna o un uomo, è sempre amore!

La struttura di Tutto sua madre è un mix di teatro e cinema.

All’inizio del film Guillaume è all’interno di un camerino di teatro che si sta preparando per entrare in scena, sale sul palcoscenico e inizia a recitare da solo senza scenografia e con un solo oggetto di scena, un letto.

La sua storia, il suo film, inizia così: mentre Gaillenne parla su questo palco illuminato, il pubblico rimane al buio come se lo spettacolo fosse per lo spettatore a casa.

È una fusione armoniosa di cinema e teatro, dove il cinema spiega allo spettatore quello che viene raccontato in teatro.

Tutto sua madre è bello per questo gioco di intrecci di recita teatrale e tecnica cinematografica. Il tutto in una cornice così armoniosa che lo spettatore percepisce la teatralità come un prolungamento del cinema e viceversa.

Guillaume Gaillenne da attore teatrale non ha problemi a passare da un ruolo ad un altro, e proprio su questo gioco di interpretazione e di ruoli diversi da parte dello stesso attore ricorda il film Victor Victoria (1982) di Blake Edwards. L’unica differenza tra i due film è che, in Victor Victoria è Julie Andrews ad interpretare il ruolo femminile e maschile dei protagonisti.

Note:

– ART CINEMA AWARD (CICAE) E PREMIO SACD ALLA 45. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2013)

Anna Sperotto