“L’INVENZIONE DELLA SOLITUDINE” AL CAMPLOY DI VERONA. RECENSIONE

Tutto esaurito al Teatro Camploy di Verona venerdì 31 gennaio 2014 per la bella interpretazione di Giuseppe Battiston in “L’invenzione della solitudine”, romanzo autobiografico di Paul Benjamin Auster, scrittore, saggista, poeta, sceneggiatore e regista statunitense, emblematicamente attuale, nel delineare l’assenza del padre.

Anche se il protagonista sembra raccontare le proprie vicende personali e scandagliare la relazione padre/figlio a ritroso, in occasione della sua improvvisa morte, quasi a reazione a catena emergono dalla sua mente racconti, aneddoti e analogie, a significare un’assenza di paternità tutt’altro che esperienza individuale.

In un soliloquio liberatorio l’attore ripercorre la propria vita, aiutato dai pochi oggetti rimasti nella casa abbandonata dal padre, scoprendo affinità e vuoti interiori.

E’ facile intravvedere in quest’analisi introspettiva del padre assente una “malattia sociale”, anche se non esplicitamente dichiarata nello spettacolo, che rende la messa in scena particolarmente attuale e il cui testo, denso di rimandi, si chiude con un invito a ricordare i gesti, le esperienze, i fatti della vita, oltre il tempo in cui sono avvenuti.

Lo spettacolo è ben condotto dall’attore che si affida alla parola quale principale e quasi unico medium nell’interpretare situazioni e personaggio, nella scenografia esteticamente pregnante di Guido Fiorato, a sottolineare la dimensione del ricordo, nel passaggio tra vita e morte: il disordine di abiti di un tempo (“spettri” che continuano ad esistere nonostante la loro inutilità), un grande specchio sullo sfondo, a moltiplicare la scena dilatando confini fisici ed interiori

Pochi gli arredi e gli oggetti scenografici utilizzati, o in senso evocativo, come un ex abito indossato, o funzionale, come un mobile diventato bara, in un’atmosfera musicale rarefatta, per le musiche originali di Stefano Bollani.

Una regia, a firma Giorgio Gallione, giocata soprattutto nei dettagli di luce e di postura scenica.

Bravo Battiston a reggere un testo di parola impegnativo mantenendo alta l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine.

D’altronde Giuseppe Battiston vanta esperienza e riconoscimenti sia in ambito teatrale ( Premio UBU 1986 come miglior attore non protagonista nello spettacolo “Petito Strenge”) che in ambito cinematografico (due David di Donatello come attore non protagonista in “ Pane e tulipani”del 2000 e “Non pensarci” del 2007).

Lo spettacolo, produzione del Teatro dell’Archinvolto” si colloca all’interno della Rassegna” L’altro Teatro”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona, in collaborazione con Arteven: undici appuntamenti con spettacoli selezionati di teatro d’innovazione, teatro di ricerca e di danza contemporanea. Le proposte di questa decima edizione desiderano scandagliare “L’animo sconvolto- scosso e spesso costretto all’isolamento- dell’animo umano”.

Il prossimo appuntamento sarà il 6 febbraio 2014, alle ore 20,45 con “Ofelia 4e48”, produzione di Teatro Scientifico- Teatro Laboratorio, per la regia di Stefano Cenci.

Emanuela Dal Pozzo

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