LINDSAY KEMP AL CAMPLOY DI VERONA

“Grazie Kemp! “ titola l’articolo di Cinzia Inguanta su www.verona.in, un ringraziamento cui ci associamo dopo avere assistito nella serata del 12 aprile 2013 alla dimostrazione/spettacolo degli allievi del laboratorio guidato da Lindsay kemp al Camploy di Verona nei mesi di marzo e aprile 2013: un evento gratuito al Teatro Nuovo di Verona che, per la straordinarietà e la statura del Maestro, ha riempito velocemente il teatro da appassionati di settore e non.

Il laboratorio, organizzato dal Teatro Laboratorio- Teatro Scientifico, dal Teatro Stabile, dall‘Università e dal Comune di Verona, per dare la possibilità a giovani promesse del teatro e della danza di partecipare ad una masterclass di prestigio, è stato offerto gratuitamente: un’iniziativa quindi meritocratica di cui sottolineiamo la valenza, in un momento in cui l’aspetto economico può incidere pesantemente sulle prospettive di realizzazione personale.

Accurata la selezione data la grande affluenza degli aspiranti partecipanti da tutta Italia, che ha visto infine l’esibizione sul palcoscenico del Nuovo di diciotto ballerini, che, sollecitati dal calore, dalla simpatia e dalla precisione delle indicazioni di kemp, capace anche di coinvolgere, stupire ed abbracciare tutto il pubblico presente, si sono alternati tra riscaldamenti ed esercizi a coppie, talvolta spettacolari, fino alla messa in scena la coreografia di una “Giulietta e Romeo” di grande fascino anche attoriale, con la partecipazione di Daniela Maccari, Simon Blackhall, Nanni Canale e David Haughton.

Il tema era d’obbligo, visto che il laboratorio fa parte del “Progetto Shakespeare: a Muse of Europe”, progetto pluriennale ( 2013-2016)che coinvolgerà le Università di Verona, di Venezia, di Weimar e di Monaco, oltre allo Skakespeare Birthplace Trust ( Stratford- upon- Avon).

Ma i ringraziamenti al grande Maestro non vanno solo per la sua strepitosa carriera, il suo indubbio carisma e la qualità di quanto visto, piuttosto per averci ricordato che la danza è prima di tutto un darsi, un guardarsi dentro, una coerenza tra essere ed apparire, in una comunicazione/comunione con gli spettatori.

Emanuela Dal Pozzo

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