DIDO AND AENEAS AL FILARMONICO DI VERONA

La disperazione della regina di Cartagine , immagine di donna di potere forte, volitiva e quantomai attuale ed il suo suicidio per amore di un uomo che l’abbandona per seguire un Fato a lei estraneo, definisce il tema cemtrale della virgiliana storia di Didone ed Enea che così tanta fortuna e suggestione ebbe nel mondo del teatro e dell’arte e che anche oggi, per la modernità e la profondità dei temi, non resta estranea ad accurate e quantomai diversificate riflessioni.

In questo caso per il nuovo allestimento del “Dido and Aeneas” di Henry Purcell prodotto dalla Fondazione Arena di Verona per la Stagione 2012/2013 del Teatro Filarmonico (qui in trasferta nel bellissimo e rinato Teatro Ristori), di cui diamo resoconto della messa in scena del 21 febbraio 2013, si è deciso di muoversi su molti ‘piani’ prettamente teatrali, creando un involucro diversificato ed eclettico assai ben confezionato .

La partitura (che Henry Purcell scrisse per il collegio femminile di Chelsea diretto da Josias Priest, personaggio peraltro in stretto contatto con l’ambiente teatrale, dove venne rappresentata verso la fine del 1689 pensata e creata in origine per essere eseguita , con la sola eccezione del ruolo di Enea, dalle ragazze del Collegio) trova, nell’allestimento curato dalla regista Marina Bianchi, una raffinata e totalizzante definizione estetica .

La scelta registica, razionalmente studiata quanto professionalmente definita, inquadra felicemente la ‘pièce’ in uno spazio aperto dominato da una struttura che unisce le rovine di un ‘Palazzo’ , antica reggia delle nostre attuali periferie, ad un arcaico colonnato greco; la nuova immagine creata , che sovrappone il vecchio al nuovo, viene svelata al pubblico, con mirabile effetto, da un velario impalpabile e lieve e muta con il cangiarsi dell’animo di Didone, dapprima austero e chiuso a fondo scena poi gradualmente più animato durante il dramma ed infine disperso in mare aperto durante l’ultima scena che accompagna la morte della regina e forse, così densa di significati e significanti, questa sola immagine ed impostazione sarebbe bastata a definire felicemente lo spettacolo.

Si è scelto invece di dare alla partitura di Purcell un taglio poliedrico che contenesse le tre arti (danza, teatro e musica) con un risultato, certo efficace, ma poco approfondito. Lo spettacolo si apriva così con le rime delle “Epistulae Heroidum” di Publio Ovidio Nasone che facevano da filo narrante al dramma e si alternavano con le efficaci coreografie di Maria Grazia Garofoli, ben danzate dal corpo di ballo dell’Arena di Verona che ben contribuivano ad intrattenere il pubblico .. perchè questo è stato lo scopo, neanche troppo celato dell’operazione, confezionare un patinato prodotto d’elevato intrattenimento e, sotto questo profilo, l’obiettivo può definirsi perfettamente centrato anche se non personalmente condiviso.

Un maggior approfondimento sul versante interpretativo sarebbe infatti stato maggiormente gradito anche perchè l’orchestra areniana si è mostrata assai ben guidata dalla bacchetta del bravo M°Stefano Montanari e gli interpreti nell’insieme si sono ben distinti nei rispettivi ruoli.

Roberta Invernizzi, vocalità interessante forse più per giusta espressività che per timbrica, tratteggiava una Didone dolente e fieramente regina e nella stupenda Aria finale “When I am laid in earth” definiva splendidamente le sofferenze della sua anima esacerbata con giusta tecnica , musicalità e sapiente carica emozionale.

Più approssimativo , ma correttamente delineato, l’Enea di Leonardo Cortellazzi mentre assai bene si misuravano la Belinda di Maria Hinojosa Montenegro e la Maga di Marina De Liso abilissime nel delineare i rispettivi ruoli con giusta musicalità ed accento.

Completavano il cast : Irene Favro (Seconda Donna), Alessia Nadin (Prima Strega), Elisa Fortunati (Seconda Strega), Teona Dvali (Spirito) , Paolo Antognetti (un ‘lucente’ Primo Marinaio) e Ermelinda Pansini quale voce recitante.

Sala non tanto gremita per questo desueto titolo ma pubblico entusiasta e voglio sperare che questa bella energia possa siglare una positiva ripresa per il Teatro Filarmonico che, per produrre spettacoli interessanti quali propone ormai da anni, ha bisogno del sostegno del suo pubblico ,,, ed un pubblico affettuoso ed entusiasta quale quello veronese sa essere … quando vuole !!!

Silvia Campana

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