“ROBE DELL’ALTRO MONDO” DI CARROZZERIA ORFEO AL TEATRO PORTLAND DI TRENTO. RECENSIONE.

Uno spettacolo composito e giocato su diversi piani “ Robe dell’altro mondo”, andato in scena al Teatro Portland di Trento il 22 febbraio 2013 “per contaminare e confondere differenti piani narrativi” cita la locandina.

L’opera parla delle paure di oggi, condensate emblematicamente nella presenza di alieni, una presenza sottilmente costante con una voce fuori campo che ne precisa intenzioni, azioni e spostamenti, mentre nelle singole scene si affrontano tematiche legate agli extracomunitari, alle coppie gay, alla disgregazione morale, familiare e sociale, alle tensioni individuali che finiscono per determinare un costume e la crescita dei pregiudizi.

Il contenuto è ambizioso e intende toccare l’insieme delle fobie sociali odierne in una sorta di panoramica vasta, ciascuna delle cui scene meriterebbe ulteriori approfondimenti.

Ne esce uno spaccato ad ampio spettro, che mescola il mondo reale a quello fantastico, con momenti volutamente contraddittori come la percezione degli alieni, a tratti positiva e perfino socialmente utile, altre volte eversiva e distruttiva, a minare le sicurezze consolidate istituzionali e non, sollecitando l’immaginazione dello spettatore e proponendo spunti di riflessione.

In realtà, precisa Gabriele Di Luca, interprete e drammaturgo di questa nuova produzione di Carrozzeria Orfeo , realizzata con il sostegno produttivo di Residenza Idra in collaborazione con il Teatro Excelsior di Reggello, Benvento Città Spettacolo, la Corte Ospitale, il Teatro Stabile di Napoli e Napoli Teatro Festival Italia, quando lo avvicino a fine spettacolo, nella messa in scena ci siamo ispirati al linguaggio dell’illustrazione e del fumetto, che ci ha permesso di guardare alla realtà spingendo la nostra immaginazione ben oltre.

Sento il bisogno di chiarire con la regia alcuni nodi dello spettacolo, che non mi risultano chiari sul piano drammaturgico complessivo, nella propria espressività teatrale, se non secondo il filo conduttore chiarito dalla voce fuori campo che individua i nessi tra una scena e l’altra.

Abbiamo rinunciato ad una introspezione psicologica dei personaggi per privilegiare il meccanismo del loro accostamento, non casuale ma voluto secondo una logica consequenziale” mi dice Di Luca, mentre ripercorro mentalmente le sequenze dello spettacolo.

Penso che alcune scene mi sono piaciute più di altre, in questa panoramica eclettica di diversi linguaggi, alcune centrate sulla parola, mirabilmente e spericolatamente portata in difficile esercizio di stile, altre sui dettagli del movimento ( bellissima la prima scena in cui il movimento minimalista dà espressività alle maschere indossate), altre sulla relazione tra i personaggi, altre che traggono la propria forza dal significato surreale del testo( la scena finale che vede abbracciati nel parco l’orso bianco e il Papa) altre più esplicite e più ammiccanti di satira sociale (il personaggio influente nella sala di massaggio erotico).

La mia attenzione si concentra più sull’enigmatica regia, che sull’interpretazione senza dubbio efficace, perchè gli attori Gabriele Di Luca, Giulia Manliucci, Massimiliano Setti, Roberto Capaldo, dimostrano di avere sia capacità interpretativa che padronanza tecnica.

Un lavoro particolare, curioso, che ha sicuramente il pregio della ricerca da un lato e della chiarezza del messaggio delle singole scene dall’altro, seguito con interesse dal pubblico, ma che, nella suggestiva eterogeneità delle scene ,marcatamente espressive ma risolte in superficie, come può fare un “fumetto”, manca di una sintesi estetica complessiva che sappia comunicarmi, non solo cerebralmente, il senso del tutto. Ne’ mi pare chiaro, aldilà dello svelamento di una realtà complessa e contraddittoria in cui ci riconosciamo, se lo spettacolo approdi da qualche parte.

Comunico a Di Luca la mia difficoltà nel fare una recensione di questo spettacolo” condensato”, che andrebbe analizzato nel dettaglio.

“ Per questioni di tempo?” mi chiede lui. “ No” preciso “ Per questo linguaggio diverso teatral fumettistico cui non sono abituata e che non mi prende appieno.”

La Compagnia Carrozzeria Orfeo, attiva dal 2007, ha ottenuto diversi riconoscimenti, soprattutto in relazione alla ricerca di un linguaggio originale e all’attenzione alle storie e alla cronaca del proprio tempo. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Nazionale della Critica ANCT.

Emanuela Dal Pozzo

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