LA MOGLIE AL TEATRO PORTLAND DI TRENTO. RECENSIONE

la-moglieCon lo spettacolo teatrale “La Moglie- Viaggio alla scoperta di un segreto”, di e con Cinzia Spanò, per la regia di Rosario Tedesco, produzione Teatro dell’Elfo, inizia il 26 ottobre in “sold out” “La Bella Stagione” del Teatro Portland di Trento.

Inizia quindi alla grande, con un teatro esaurito e che di questi tempi non è poco, omaggio certo ai nomi coinvolti, ma anche pensiamo premio al bel lavoro svolto nel corso degli anni da Andrea Brunello, instancabile direttore artistico del Portland Teatro, che, grazie alla duplice formazione di fisica e di teatro, ha anche avviato rassegne teatrali dedicate al rapporto tra teatro e scienza e interpretato allestimenti scenici fortunati in cui le tematiche “fisiche” d’impronta scientifico filosofica venivano affrontate in scena in chiave teatrale.

Perchè dilungarci su quest’argomento? Per almeno tre ragioni: la prima di carattere generale che affida al teatro un compito educativo, e non solo ai giovani dedicato, quanto mai interessante oggi in cui i riferimenti storici, geografici ed evolutivi stanno scemando ( chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, cosa ci circonda?), la seconda che rende il teatro, anch’esso oggi in crisi, azione necessaria e urgente, e la terza perchè lo spettacolo d’apertura di questa rassegna tratta proprio della vita del Premio Nobel Enrico Fermi.

Lo spettacolo, centrato sulla figura femminile della moglie che narra i fatti in prima persona e dal proprio particolare punto di vista, particolarmente si sofferma sul periodo del “Progetto Manhattan” durante la seconda guerra mondiale, quando Fermi in gran segreto e in incognito, insieme ad altri scienziati si trovava a Los Alamos per lavorare alla costruzione della bomba atomica.

L’occhio di Cinzia Spanò, la sola protagonista dello spettacolo, è quello della moglie al seguito del marito, che, come tante, lì ignare di ciò che sta avvenendo, ripercorre con angoscia crescente la propria vita, dal matrimonio fino al compimento dell’impresa, offrendo contemporaneamente agli spettatori uno spaccato di vita dell’epoca di ciò che era il rapporto marito/moglie anche nelle famiglie facoltose, con una moglie tenuta, nel bene e nel male, a condividere il destino del marito.

Cinzia Spanò conduce il gioco teatrale con scioltezza e intensità interpretativa, scegliendo un filo conduttore venato di ineluttabile tristezza, per poi sfociare in una crescente drammaticità dalle prime intuizioni presagio fino alle prove evidenti di ciò che sarebbe diventata una catastrofe per l’intera umanità, anche se la scelta di mantenere l’intero spettacolo sul filo del racconto e forse l’eccessiva lunghezza del testo, che a tratti offre spunti interessanti poco approfonditi, sembra un po’ incatenarla ad una condizione monocorde che penalizza il rapporto diretto con lo spettatore.

Come a dire che, dal mio personale punto di vista, la scelta interpretativa intimista, ricca di accenti e di sfumature, capace di offrire una bella prova d’attrice, penalizza quella immediata comunicativa, mantenendo lo spettatore più in un atteggiamento di ascolto passivo che di dialogo.

Convinto apprezzamento del pubblico presente.

Emanuela Dal Pozzo

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