“ ROSSINI OUVERTURES” IN CORTE MERCATO VECCHIO A VERONA. RECENSIONE.

Spostato a ottobre in data da destinarsi il nuovo spettacolo di Ersiliadanza, con il quale si sarebbe dovuta inaugurare, la sezione danza dell’Estate Teatrale Veronese, organizzata dal Comune di Verona-Settore Cultura, in Corte Mercato Vecchio di Verona ha preso il via con “Rossini ouvertures” di Mauro Astolfi, proposto dallo Spellbound Contemporary Ballet.

In equilibrio tra narrazione – non tanto delle storie alle quali i brani musicali, tra i più celebri di Rossini, fanno riferimento –, trasposizione in linguaggio coreutico delle partiture citate, e intimistica introspezione dai risvolti psicanalitici, Mauro Astolfi analizza e mette in scena la gaudente – in realtà alquanto tormentata — personalità di Rossini. Una personalità equamente divisa tra il godimento dei beni sensoriali primari, come il cibo ed il sesso, e l’angoscia della malattia e della morte che turbava i suoi sonni.

Con ritmo incalzante come la musica rossiniana, i vari quadri si susseguono in sequenza sullo sfondo di una sorta di “boiserie” che, con i suoi innumeri sportelli e pertugi, rimanda a spazi e dimensioni altre, inquietanti e misteriose.

Lo stile, postmoderno con qualche marginale citazione accademica, è più che frizzante; è nevrotico e parossistico, come la componente ansiogena dello straripante vitalismo musicale rossiniano. Le membra dei ballerini sembrano disarticolate dai corpi, spesso intrecciate in improbabili incastri tra più danzatori. I corpi sono come squassati da scosse elettriche. I danzatori sono straordinari per tecnica ed espressività. Una proposta che, tra il pubblico, ha richiamato molte presenze di giovani.

La rassegna è proseguita, come annunciato, con “Piazzolla Tango/Abrázame”, protagonista la formazione vicentina Naturalis Labor, dal 1988 impegnata nella ricerca sui nuovi linguaggi dello spettacolo dal vivo.

Su una selezione di musiche tangueire (e non) in parte proposte dal vivo (valida la band in scena con violino, contrabbasso, bandoneon, tastiera, che esegue anche brani con accompagnamento della voce o non danzati) e in parte registrate — di Astor Piazzolla, in primis, che riformò il genere contaminandolo con il jazz e introducendo sonorità orchestrali ed elettroniche; oltre che di Carlos di Sarli, Max Richter, Mariano Speranza — i vari quadri coreografati da Luciano Padovani e giocati sulla contaminazione di tango, jazz e modern dance, ripropongono intatto lo stesso intramontabile fascino di struggente sensualità che anima la storica danza. Sia nell’avvolgente abbraccio delle esibizioni di coppia (con o senza calzature la componente femminile, a seconda del prevalere della tradizione o dell’innovazione; tutta, comunque, in rigoroso nero; più casual gli uomini, in pantaloni e camicia) sia nei più inediti e altrettanto ben orchestrati momenti di assieme. Straordinaria la maestria esecutiva di ogni singolo danzatore come pure l’affiatamento di assieme. Bravissimi e pieno successo di pubblico.

E’ stata quindi la volta della compagnia spagnola Otradanza. In uno stile eclettico, che rimanda a vari filoni della danza contemporanea, sulla costante di una grande fluidità dinamica, ha proposto “Polvo” (Polvere).

La coreografia, di Asun Noales, eseguita da quattro splendidi danzatori, molto agguerriti sul piano tecnico ma anche molto dotati sul piano attorale, affronta i grandi temi della vita e della morte, della carnalità e dello spirito, del corpo e dell’anima: i grandi temi, cioè, della dualità umana. Una dualità sottolineata anche dalle semplici “mise”, in bianco e nero, dei danzatori.

Alla comprensione del pensiero che ispira la coreografia contribuisce non poco la raffinata colonna sonora, con brani di ispirazione diversa, quante sono le emozioni che colorano l’avventura del vivere, ed evocate in scena fino all’ineludibile epilogo che, per Noales, apre ad altre più alte dimensioni.

Ancora una volta pieno successo di pubblico.

Franca Barbuggiani

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