FESTIVAL ORIZZONTI VERTICALI A SAN GIMIGNANO. 7 E 8 LUGLIO: REPORT

 

Ricca di proposte molto varie tra loro per genere queste terza e quarta giornata di Festival, eventi che hanno spaziato tra incontri, performance, danza, teatro, cinema e musica, a partire dalle ore 17 del 7 e 8 luglio nel Cortile del Palazzo Comunale, con l’appuntamento “ Generazioni a confronto”, tratto distintivo del Festival, teso ad interrogarsi sui nuovi linguaggi del teatro di oggi e sul dialogo tra diverse generazioni e diverse esperienze e che ha visto intorno al tavolo critici, operatori teatrali, rappresentanti politici locali, artisti e spettatori.

L’incontro del 7 ha affrontato lo spinoso problema del rapporto tra politica e cultura, e la talvolta stretta connessione tra disponibilità economiche ed impostazioni artistiche, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti tra ridistribuzioni economiche, chiusure di Festival e cambi di direzioni artistiche. Un’occasione non solo per fare il punto della situazione attuale ma anche per riflettere sulle possibili azioni comuni tese da un lato a contrastare l’insufficienza delle risposte che arrivano dal mondo istituzionale e dall’altro a delineare azioni progettuali credibili e culturalmente pregnanti.

Il giorno 8 invece l’incontro è stato dedicato all’aspetto artistico dei linguaggi teatrali, indagandone la pregnanza, i confini, le attese, gli intrecci, le possibili evoluzioni, visti attraverso i diversi punti di vista dei rispettivi ruoli: dal critico allo spettatore, dall’attore all’operatore culturale, al politico.

 

7 LUGLIO 2017

 

                                                          LA MADONNA DI SODOMA

 

Scarlini LucaAffascinante la successiva performance site specific alla Loggia del Teatro dei Leggieri di Luca Scarlini “ La Madonna di Sodoma” , una produzione di Giardino Chiuso, che continuando con le proprie incursioni filosofico/storico/artistiche, ha stavolta preso di mira l’affresco recentemente restaurato e un po’ nascosto, presente nell’androne del Palazzo Vecchio del Podestà di San Gimignano, oggi Loggia del Teatro dei Leggieri, raffigurante una Madonna col bambino, opera del 1513 del discusso pittore Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma per le sue passioni.

Un racconto partecipato quello di Scarlini, minuziosamente preparato sia sotto il profilo storico che drammaturgico, capace con la sua tipica ironia di ritrarre le personalità degli artisti scelti nelle proprie manie, abitudini, vezzi, peccati, immergendoli in una quotidianità ricca di dettagli assolutamente veritieri. Una ricerca storica documentata inedita particolarissima e coinvolgente.

 

                                                            ARIANNA- ELSE- CLARICE

 

Tre storie di donne per tre contesti specifici la proposta di quest’anno di Cantiere Danza_ Teatro OV. Una proposta al femminile per tre giovani danzatrici che attraverso la danza raccontano la propria storia e dalle quali si trae alla fine un filo conduttore legato al disagio.

Tre problematiche diverse quelle che emergono, dal disturbo fisico a tratti nell’interazione con l’opera di arte contemporanea di A. Gormley alla Galleria Continua, un labirinto di corde tese dal pavimento al soffitto, della prima performance “Arianna, il filo spezzato” di e con Alessandra Piadelletti Coda, al dramma economico della protagonista della seconda performance che non vede altra soluzione che offrire il proprio corpo, dal titolo “ Else, il corpo vuoto” tratto dalla “Signorina Else” di A. Schnitzer di e con Camilla Diana a Casa Campatelli, casa storica di San Gimignano recentemente inaugurata dal FAI, fino alla terza ed ultima “Clarice, destinata guerriera” di e con Isabella Giustina, in cui la donna sembra soggiogata ad un ruolo predestinato.

Diversi i pregi di questa trilogia ineccepibile sul piano estetico, anche grazie agli indovinati spazi “site specific” carichi di atmosfera e che hanno naturalmente donato un valore aggiunto al lavoro coreografico ottimamente interpretato dalle tre danzatrici, come la capacità di dialogare ed interagire con le scene, addirittura in doppia interazione nella seconda performance prima nella casa rappresentata in versione cinematografica e poi nella casa reale. Altro pregio l’interazione del pubblico poi con gli stessi luoghi e gli stessi oggetti di scena, tanto nella Galleria quanto nell’elegante casa di minuziosa ricostruzione storica.

Solo una sottolineatura circa lo spessore dei contenuti di questi tre lavori che sono parsi rimanere in superficie, in un racconto monocorde, piuttosto che addentrarsi in maggiori profondità.

 

                                                           LE RETOUR A’ LA RAISON

 

tehoteardo-1Una chicca l’ idea della riproposta di questi tre cortometraggi in bianco e nero realizzati tra 1923 e il 1926 da Man Ray: “Le retour à la raison”, “L’etoile de mer” e “Emak Bakia”, fatti da immagini di oggetti comuni scomposti ed assemblati, giochi di luce ed ombre ma anche siparietti che aprono ad altri mondi immaginari gioiosi e dissacratori e nudi provocatori come quello di Kiki de Montparnasse, musamodella dell’artista. Filmati realizzati con tecniche particolari ed originali proprie dell’artista che sperimenta mettendo oggetti a contatto con particolari materiali, utilizza codici simbolici per descrivere, come una stella alpina per alludere alla bellezza, spezza e incolla la pellicola in modo casuale, giocando. Intriganti, curiosi, esteticamente interessanti ma soprattutto evocativi di un mondo passato, rimangono documenti storici ed artistici di pregio.

Particolare anche il concerto di Teho Teardo ( chitarre, electronics) con Elena De Stabile al violino e Ambra Chiara Michelangeli alla viola: musiche originali composte da Teardo per i tre film di Man Ray che, nonostante il salto temporale, sembrano sposarsi perfettamente con le immagini, con cui in scena interagisce.

Il progetto, già uscito su Specula Records si è avvalso di una Open Call per 40 chitarristi e bassisti impegnati nell’esecuzione di una composizione in Do#minore in chiusura del brano “ L’etoile de mer”.

 

8 LUGLIO 2017

 

                                                               GIORGIO STREHLER E IO

 

Alle 21 alla Rocca di Montestaffoli la voce narrante di Gian Carlo Dettori in ” Giorgio Strehler e io- 40 anni al Piccolo di Milano” di Claudio Beccari,  un appassionato ed appassionante ritratto di Strehler, nei suoi 40 anni al Piccolo Teatro di Milano accanto al maestro, testimone consapevole dei radicali mutamenti che in quegli anni hanno attraversato il teatro, rendendo il Piccolo Teatro straordinaria fucina di sperimentazione.

Vengono ricordati tanto i primi passi di Dettori nel mondo del teatro, quanto i nodi più significativi del proprio percorso attoriale a fianco dei consigli del Maestro, tanto le riflessioni sulle metodologie di lavoro che hanno determinato i cambi più significativi del “modo di fare teatro”, quanto le testimonianze di quei nuiovi lavori attraverso le opere rappresentate: dall’Arlecchino all’Opera da tre soldi, dalla Grande Magia al Campiello.

Il racconto, ricco di documenti, immagini, lettere, scritti, aneddoti , ripercorrendo la storia italiana di quegli anni diventa anch’esso documento, memoria storica viva nella voce e nella straordinaria presenza scenica dell’attore che con pacatezza porta gli spettatori dentro gli umori di Strehler, con momenti di commovente rara intensità, nell’incontro autentico con l’uomo oltre che con l’artista.

Imperdibile.

 

                                                           TEMPORANEO TEMPOBEAT

 

Chiude la giornata dell’8 luglio in Piazza Sant’Agostino l’interessante performance danzata “Temporaneo Tempobeat” con cinque danzatori in scena che si misurano con il movimento e suono: un linguaggio preciso e duttile condiviso e ben padroneggiato che permette loro di danzare secondo più direzioni, sia attraverso l’esplorazione del gesto, del movimento e del suono in relazione tra loro, sia attraverso la tecnica del beat boxing, la riproduzione di suoni di strumenti musicali attraverso la bocca e la voce.Vidach Temporaneo

L’effetto è coinvolgente, sinergico, preciso e permette grazie alla padronanza dei segni e di questi nuovi alfabeti di lavorare anche in situazione di improvvisazione in assoluta precisione, grazie all’ascolto reciproco, pur mantenendo vive la creatività e la voglia di esplorare divertendosi.

Applausi meritati per gli interpreti Chiara Ameglio, Giovanfrancesco Nannini, Mannolo Perazzi, Stefano Roveda, Alessio Scandale di questa simpatica performance ideatta e diretta da Claudio Prati e Ariella Vidach, Produzione 2016/AIEP, con il sostegno di MIBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Next/ Regione Lombardia, Comune di Milano, DAC Comune di Lugano, DECS Divisione Cultura Cantone Ticino, Swisslos.

Emanuela Dal Pozzo

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