“L’INVISIBILE DELLA PIENEZZA”. TEATRODANZA A VILLA WASSERMANN

Ci sono i poeti della parola e quelli del corpo e dell’azione scenica. Entrambi parlano lo stesso linguaggio dell’animo. Così è per il ballerino , coreografo e regista Giovanni Cilluffo, che nella sua nuova produzione “ L’invisibile della pienezza” , di cui firma anche la drammaturgia, ha incantato il pubblico di Nervesa della Battaglia in Villa Wassermann, sabato sera 7 aprile 2013, presenti le autorità locali: Sindaco, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura.

Ho commentato con l’artista che forse siamo nel paese dei marziani, dopo l’ illuminato intervento dell’Assessore alla Cultura di Nervesa, ad introduzione dello spettacolo che ha letto, commossa, parte della presentazione dell’opera, scritta da Cilluffo, non tanto per l’insolita disponibilità istituzionale verso forme espressive di ricerca poco pubblicizzate dai grandi media, quanto per l’argomento trattato, ancora spesso tabù nella mentalità comune: l’amore di coppia omosessuale.

E’ certo che la delicatezza, la verità scenica, la scelta drammaturgica e l’accurata regia di Luciano Firi, con la consulenza alla messa in scena di Valentina Paronetto, di questo spettacolo, unite ad un interprete d’eccezione come Cilluffo, ne hanno fatto un’opera magistrale, capace di penetrare tanto le coscienze, quanto scuotere le emozioni, in una istintiva disponibilità ad accogliere e vivere il linguaggio poetico del gesto. Perchè, aldilà dei contenuti, tutto parlava di poesia: dal dettaglio del movimento di un dito o dello sguardo, fino alle figure coreografiche di coppia dei due interpreti: l’attore Simone Carnielli e il danzatore Giovanni Cilluffo.

L’idea dello spettacolo nasce da una esperienza reale: la perdita del compagno Aldo in un incidente improvviso.

Dice Cilluffo nella presentazione: “ Oggi è arrivato il momento in cui posso mettermi a nudo al cospetto di me stesso, poter raccontare questa storia d’amore tra due uomini che non hanno avuto freni o silenzi, ma giorno dopo giorno piccoli atti di pelle….”

Cilluffo ripercorre la storia del loro amore, riflette sui ricordi, restituisce immagini cariche di significato, senza enfasi né compiacimenti, “ mettendosi a nudo” come cita la locandina, in una sorta di tributo alla memoria che dedica al compagno ora “invisibile”: un viaggio a ritroso prima dell’inevitabile separazione, accompagnato dalle musiche originali di Piero Sciascia, con il contributo di Antonio Sambataro, Francesco Cusumano e Sandro Sascia.

Pochi gli oggetti scenici: un cassetto, un tavolino, alcuni libri e lettere, oggetti che in scena abdicano alla loro normale funzione per evocare, insieme alle luci di Gianluca Cerioni, sensazioni, esperienze ed intimità di una dimensione parallela, capace di scavare interiormente, legata ad un tempo costantemente presente eppure in divenire.

Il pregio dello spettacolo è quello di rendere questa esperienza intima e personale universalmente condivisibile, facendo affiorare con grande umanità i tratti profondi del sentire e regalandoli al pubblico in un atto di generosa apertura.

Il pregio personale di Cilluffo, protagonista come interprete dopo una lunga assenza dovuta al suo impegno come coreografo regista, una più matura consapevolezza umana ed artistica.

Per tutta la durata dello spettacolo il pubblico ha potuto apprezzare non solo la storia d’amore vissuta, quanto la presenza , in ogni singolo dettaglio, gesto, azione, movimento scenico, l’intera storia artistica del maestro Cilluffo: una memoria difficilmente riproducibile “ tecnicamente”, perchè affinata nel tempo.

Lo spettacolo sarà replicato il 28 aprile alle ore 18 a Villa Pisani di Montebelluna (TV). Da non perdere.

INTERVISTA A GIOVANNI CILLUFFO

Dopo lo spettacolo “La pienezza dell’invisibile” mi intrattengo con Giovanni Cilluffo, regista, coreografo, drammaturgo e interprete dello spettacolo, per una breve ma significativa intervista.

1- Qual’ è la cosa che ti preoccupa di più nella messa in scena di uno spettacolo?

Il potere comunicare delle emozioni al pubblico, l’avere la forza di arrivare agli spettatori, al loro cuore, motivo che è una costante nei miei spettacoli.

2- Spesso gli eventi della tua vita, anche quelli intimi, si riflettono nei tuoi spettacoli. Perchè pensi che questo sia importante?

Credo sia fondamentale, almeno per me lo è, partire dal proprio vissuto, filtrare la propria esperienza di vita in un percorso interiore e farlo diventare messaggio, contenuto, concetto capace di trascendere la propria individualità per allargarsi all’universale. Credo anche che la celebrazione dell’amore, in tutte le sue sfaccettature, positive e negative, inteso in senso lato come motore principe della vita, motivazione stessa alla vita, sia il fulcro di tutti i miei lavori. Senza l’amore la vita non esisterebbe. Sia che l’amore ci inciti, o ci faccia cambiare rotta, o ci deluda nelle aspettative, è sempre la forza motrice della vita. Tutte le mie opere parlano d’amore.

3- Quali sono i tuoi riferimenti teorici, nel passato e nel presente, nella danza o nell’arte in genere?

Immediatamente penso a Pina Bausch e a Caroline Carlson, che hanno avuto il pregio, pur in modo diverso, di unire la danza al teatro, unificando i linguaggi espressivi, ma soprattutto hanno avuto il merito di canalizzare il linguaggio del teatro danza verso le problematiche sociali. Sono fermamente convinto che il teatro così come la danza debbano essere, oggi come ieri, elementi di riflessione nei confronti della realtà sociale e rifiuto l’idea di uno spettacolo di puro intrattenimento o divertimento. Ci sono coreografi o registi oggi che, in virtù di fama acquisita o di maggiore disponibilità economica, hanno modificato il proprio modo di lavorare: scenografie dispendiose laddove prima vi erano solo poveri oggetti, collage di linguaggi diversi in sostituzione di una drammaturgia/ coreografia più serrata e significante. Sembrano scelte dettate dalla diversa disponibilità economica, che cambiano ( magari in migliore confezione) solo in superficie, invece non ci si accorge che in realtà vengono cambiati messaggi e contenuti. Se si tradisce l’intenzione originaria significa che non vi era autenticità nella scelta. La coerenza , invece, dimostrata nel tempo da un grande artista come Lindsay kemp, segna la differenza. La coerenza è molto importante.

ALCUNI COMMENTI SPONTANEI DEGLI SPETTATORI DOPO LO SPETTACOLO “l’INVISIBILE DELLA PIENEZZA”

“ Caro Giovanni sono scappato al termine dello spettacolo perchè ero veramente commosso ed emozionato. Lo spettacolo è immenso da tutti i punti di vista, da molto tempo un’opera d’arte non mi emozionava e rasserenava allo stesso tempo. La scena finale è semplicemente magica. Semplicemente una grande storia d’amore che, per chi stasera ha visto lo spettacolo, fa già parte della grande letteratura di questo genere. Un sentito grazie, bravissimo!”

“Caro Giovanni vorrei solamente ringraziarti per le enormi emozioni che mi hai regalato in questa serata…. questa è la prima volta che ti vedo nel palcoscenico, sei veramente bravissimo…chapeau!! Questa sera ho sentito tutto il tuo amore per la vita..e sei riuscito a trasmetterlo a tutto il pubblico… sei un vero Artista… un Maestro. Complimenti di tutto cuore.”

“ In un mare di emozioni….volevo rimanere così”

“ Caro, una volta in più mi hai insegnato cosa sia l’arte e cosa significhi vivere per l’arte: commovente, forte, intelligente, intimo….davvero meraviglioso.”

Emanuela Dal Pozzo

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