DI CRISI SI PUO’ MORIRE IN MOLTI MODI.

Non vogliamo prendere in considerazione in questa sede le tragedie che quotidianamente accadono per licenziamenti, mancanza di lavoro, di reddito, di riconoscimento sociale e quindi di dignità, di alcune delle quali viene detto, di molte altre no.

Non vogliamo nemmeno parlare della crisi morale, del malcostume, di esempi eccellenti che rasentano l’indecenza ecc, pur nella consapevolezza che anch’esse hanno contribuito a determinare il vuoto culturale in cui oggi versiamo.

Vogliamo invece parlare ancora una volta del grido d’allarme che proviene dal mondo della cultura, non quella istituzionale che pure risente inevitabilmente dei tagli di spesa ecc. ma che facilmente sopravviverà, ma di quella “ fatta con sacrificio, passione, dedizione” , spesso nel generale disinteresse, salvo usufruirne in circostanze eccezionali.

Così il pubblico più allargato entra in contatto con simili realtà quando c’è uno spettacolo particolare con un nome di richiamo, internazionalmente conosciuto, che non dimentica i propri esordi o forse che ancora si riconosce in quella cerchia di veri appassionati e per questo si presta una tantum a cachet irrisori, di workshop “firmati” concentrati e per questo appetibili, o più semplicemente di laboratori didattici rivolti ai bambini, che risolvono spesso questioni di ordine pratico ( padri separati che non sanno dove portare i figli, madri occupate in altre faccende che devono piazzare i figli da qualche parte), dimenticando quanto lavoro, complessità organizzativa e competenza ci vogliono per la loro organizzazione.

Ma proprio da queste realtà teatrali residenziali, così preziose, in continua attività, ricerca, evoluzione, confronto, proposte continuative al territorio, che hanno fatto del proprio lavoro spesso un inevitabile stile di vita, vista la mole d’impegno richiesto, arriva il grido d’aiuto.

Questa volta parliamo di Murmure Teatro di via Pisano a Verona, che minaccia di dover chiudere i battenti per impossibilità ad assolvere alle spese di gestione: il mantenimento di una struttura iperattiva, punto culturale di riferimento del quartiere e non solo.

Sappiamo che non è l’unica realtà teatrale in grave difficoltà, incapace di affrontare l’impegno economico assunto qualche tempo fa con fiducia ed un pizzico di ottimismo, ma ci fa rabbia pensare che non sia istituzionalmente possibile sostenere e riconoscere la loro presenza, validità e peso culturale, a fronte spesso di proposte istituzionali alternative simili pressochè nulle.

Emanuela Dal Pozzo

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