APPASSIONANTE IL CONVEGNO DI VERONA SUL TEATRO DI FIGURA

Appassionante il Convegno internazionale sul Teatro di Figura a cura di Simona Brunetti e Nicola Pasqualicchio, che si è tenuto al Museo Civico di Storia Naturale di Verona nelle giornate del 22 e 23 novembre 2012, poi proseguito il 24 novembre al Piccolo Teatro di Giuletta di Verona, promosso dal Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università degli Studi di Verona, con il sostanzioso contributo economico dell’ESU, all’interno del progetto più ampio di teatro Theàomai.

Appassionante almeno nelle prime due giornate per lo spessore e la qualità.

E’ un convegno che ha visto il contributo di docenti delle Università di Verona con gli interventi di Anna Maria Babbi “ Rosvita e le marionettes della galerie Vivienne”, di Elisa Grossato con “ La musica per il teatro di marionette: dall’esperienza haydiana a Satie”, di Padova con le relazioni di Paola Degli Esposti “Il teatro “inanimato” di Philippe-Jacques de Lutherbourg, di Cristina Grazioli con “L’umanità della Marionetta: la rivista Puck e le intersezioni tra le arti. Un omaggio a Brunella Eruli” , con Elena Randi con “Cries of dehumanization, coldness, puppetry and mechanicalness arose. La danza di Alwin Nikolais”, di Torino con Alfonso Cipolla “Marionette e burattini: una storia di equivoci” , di Parma con Luigi Allegri e Manuela Bambozzi che hanno presentato il volume “ Il mondo delle figure” edito da Carocci 2012, di Venezia con Maria Ida Biggi con “Il Gran Teatrino “La Fede delle Femmine”di Montpellier con l’intervento di Didier Plassard “ Etica ed estetica sulla scena contemporanea: la figura come immagine dell’altro” e di Paris con il contributo di Carole Guidicelli “ La perversione delle tradizioni: ventriloquismo e teatro di burattini in Jerk di Gisele Vienne” , oltre a Fabrizio Montecchi, della Compagnia Teatro Gioco Vita di Piacenza, a Stefano Giunchi, direttore del Festival ” Arrivano dal mare”, a Rosario Perricone del Museo delle marionette Antonio Pasqualino di Palermo, nelle prime due giornate.

Tutti nomi prestigiosi ad indicare la complessità e la vastità del tema trattato, capace di squarciare il velo di superficialità e di ignoranza che ci fa pensare al teatro di figura come un mondo di burattini scontato e ristretto, percorso ludico appositamente pensato per i bambini.

Impossibile sintetizzare la quantità e la qualità dei contributi.

Citiamo solo Alfonso Cipolla, critico teatrale, docente di teatro di figura all’Università di Torino e profondo conoscitore dell’argomento, presenza costante per tutta la durata del convegno, che, con un excursus storico documentato , ha ripercorso la storia del teatro di figura dal 1700 ( periodo dal quale risalgono le prime informazioni certe di un teatro di figura massicciamente presente) fino ai giorni nostri, a dimostrare la presenza di un teatro importante e non gerarchicamente subordinato al teatro di prosa, come oggi, sia nei teatri, alla pari di altri spettacoli, sia nelle piazze, ad agire come racconti di vita diretta, sia nelle strade, ad intrattenere i passanti in modo occasionale.

Una iniziativa che ha visto un pubblico motivato, anche se prevalentemente universitario e che speriamo possa ripetersi anche gli anni prossimi con sempre maggiore partecipazione pubblica e spirito di approfondimento.

A conclusione del convegno l’attore Stefano Scherini della nuova Associazione Mitmacher, spiegando i propri esordi nel mondo delle marionette, ha presentato lo spettacolo “ Il complice di Durrenmatt”, in scena la sera stessa e ad ingresso gratuito, a conclusione di questo articolato percorso” colto”sul teatro di figura.

I BURATTINI E LA CITTA’ TRA INTERVENTI DI RILIEVO, ASSENZE, INCONGRUENZE E POLEMICHE.

La terza giornata del Convegno è stata interamente dedicata alla città di Verona e ai burattini, partendo da Nino Pozzo, il maggior burattinaio del ‘900 della città scaligera.

Se ci è parso estremamente interessante sul piano teorico lo svolgimento delle prime due giornate, questa terza, di messa a fuoco sulla realtà cittadina, ci è sembrata scelta a priori opportuna e ricca di possibili conseguenze, indipendentemente poi dal suo reale svolgimento.

Dopo due giornate intense dedicate al Teatro di Figura e alla sua importanza e ai “burattini” forma di espressione teatrale storicamente nata per adulti, ha aperto la seduta l’Assessore ai Servizi sociali, Famiglia, Pari opportunità, sig.ra Anna Leso.

L’Assessore ha ringraziato quanti si occupano di burattini :” prezioso servizio sociale per l’infanzia”.

Nicola Pasqualicchio ha presentato gli ospiti invitati a relazionare, da Alfonso Cipolla che ha introdotto l’argomento in chiave storica a Paola Conti, autrice di uno studio su Nino Pozzo, attivo come burattinaio in Verona dagli anni ’20 agli anni ’80, ad Alessandra Cottone, coordinatrice della Scuola di restauro dell’Accademia delle Belle Arti di Verona, che ha illustrato il prossimo lavoro di restauro sul patrimonio dei burattini di Pozzo, fino all’intervento eccezionale dell’ultraottantenne Renato Dai Fiori, ex burattinaio veronese, eterno rivale di Nino Pozzo, testimonianza preziosa di un’epoca passata.

Ma l’intervento più pregnante, più interessante e più intellettualmente stimolante, tanto sul piano dei contenuti che su quello emozionale, è stato quello di Marco Campedelli, burattinaio tuttora attivo, allievo di Nino Pozzo ed erede del patrimonio della sua baracca e dei suoi innumerevoli burattini, in mostra fotografica presso la Biblioteca “ Arturo Frinzi”di Verona fino al 9 dicembre 2012, che ha approfittato dell’intervento per mostrare anche due burattini della collezione.

Campedelli, allievo di Pozzo, nel dichiarare che il patrimonio di Pozzo è stato da lui recuperato con pazienza perchè disperso dopo la morte del maestro, ha contemporaneamente sottolineato come tanto il patrimonio “visibile” composto da 400 burattini e alcune centinaia di fondali, quanto quello “invisibile”a comporre e ricostruire un immaginario ricco di promesse, sono eredità della città, volti alla sua crescita culturale.

Analizzando parole chiave come “memoria viva”- capace di aprire le strade del possibile sottraendosi a sfruttamenti ideologici, in contrapposizione ad una memoria celebrativa di un passato “morto,”- come “narrazione”, capace di contenere in sé l’azione di una memoria in trasformazione e come “sguardi” inteso come capacità di guardare la città con tanti occhi diversi, ha parimenti sottolineato l’identità mista e plurale dei burattini, rispetto ai quali nessuna rivendicazione di territorialità può risultare vincente, appartenendo i burattini a regioni e tradizioni diverse.

Prima di leggere una poesia di Ada Merini sui poeti ha quindi concluso il suo intervento con una battuta che potrebbe essere essa stessa motivo di ulteriori riflessioni e approfondite valutazioni, con l’apertura di parentesi importanti:

Il deficit della poetica è alla base della miopia della politica”, laddove poetica viene intesa come etica oltre che come estetica, poiché, dice sempre Campedelli, non esiste il” bello” senza il ” vero”.

La seconda parte della giornata si è aperta con polemiche a seguito degli ospiti invitati.

A detta di Pasqualicchio sembra ci siano state rimostranze cittadine attraverso telefonate e mail circa la scelta dei relatori di questa terza giornata, o perchè ritenuti poco rappresentativi del teatro dei burattini, o per l’assenza di artisti burattinai veronesi.

In effetti se l’invito a Marco Campedelli risulta più che giustificato, sia perchè erede e testimone del lavoro di Pozzo, sia perchè burattinaio a tutt’oggi attivo, considerato tra i migliori del settore a Verona e non solo, ( peccato non avere potuto assistere ad un suo spettacolo) appare meno chiara la scelta, tra i tanti possibili artisti veronesi, di Gianni Franceschini e di Pino Carollo, artisti di vecchia data, impegnati su fronti teatrali e non, ma che non si possono definire burattinai , anche se con i burattini almeno Carollo ha per un certo tempo lavorato.

La critica è apparsa giustificata soprattutto dopo la visione delle due performance a fine giornata: “Robe da lupi: il regno nascosto” di Pino Carollo con Patrizia Cipriani e Luca Zevio e “Piccola Opera” di e con Gianni Franceschini, che si pensava fossero, dato il tema, legate ai burattini, ma di burattini nemmeno l’ombra e solo qualche vago accenno al teatro di figura.

Due performance più multimediali che espressamente teatrali, più in working progress che spettacoli veri e propri, che hanno deluso le aspettative anche sul piano teatrale.

Di Carollo abbiamo colto una lettura del racconto da lui scritto e da Patrizia Cipriani interpretato, sì espressiva, ma poco agita e quindi poco teatrale, in Franceschini invece, nella positività di una scena agita, mutevole, ricca di colore ed esteticamente gradevole, abbiamo colto pochezza di contenuti. Più oltre non ci addentriamo perchè dovremmo far parlare gli interessati sulle rispettive intenzioni.

Aldilà di ogni personale e quindi parziale valutazione critica, entrambi gli spettacoli ci sono in ogni caso risultati fuori contesto, o comunque poco pertinenti al tema trattato.

Entrambi gli artisti sono presenti nella scena veronese da diversi anni e particolarmente Carollo è noto per la sua interessante ricerca sul teatro di figura, in particolare sullo studio di luce e ombre nel teatro.

CONCLUSIONI

Per ciò che concerne le prime due giornate dedicate al Convegno internazionale sui teatri di figura, proprio in virtù della qualità degli interventi e della ricchezza dei contenuti, ravvisiamo un limite nella scarsa partecipazione pubblica, oltre agli studenti universitari cui il convegno era dedicato.

Viste le risorse umane ed economiche coinvolte ed il respiro internazionale dell’iniziativa, sarebbe stata utile una sua maggiore pubblicizzazione.

Per ciò che riguarda invece l’ultima giornata “ I burattini e la città”, aldilà delle motivazioni operate dagli organizzatori sulla scelta degli ospiti che non conosciamo e che comunque sono degne di rispetto, non possiamo che rammaricarci che le premesse teoriche così bene argomentate di un allargamento di orizzonti, della necessità di una pluralità di sguardi, della necessità di una crescita culturale della città in uno scambio di esperienze proficuo, non abbiano indotto ad allargare “realmente” anche ad altri artisti della città di Verona, almeno ai burattinai militanti, che a Verona non mancano, dato il tema preciso e specifico, la partecipazione con inviti espliciti, anche senza diritto di intervento. ( Nel Teatro di Santa Teresa di Verona si sta svolgendo una rassegna di burattini di alto livello con Compagnie veronesi e non- vedi recensioni su questo numero e il precedente ed immaginiamo altre nei territori limitrofi.)

Ci sarebbe piaciuto pensare ad una serata ricca di burattini diversi, di una mescolanza tra tradizione, ricerca, reinterpretazione originale e innovazione, con una “ maratona” di dimostrazioni pratiche di lavoro, che se in questa edizione non è stata possibile per ragioni organizzative, auspichiamo possa essere praticabile successivamente, come da intenzione di successivi approfondimenti dichiarati dagli stessi organizzatori.

IL COMPLICE DI DURRENMATT

Grande attesa, date le premesse teoriche del Convegno, rinforzate dalla presenza dell’attore Stefano Scherini e dal suo intervento introduttivo allo spettacolo, per la messa in scena in Prima Nazionale di “Il complice di Durrennmatt”al Teatro Camploy di Verona, nella serata del 22 novembre 2012, la produzione della neo nata associazione Mitmacher con Luca Passeri oltre a Stefano Scherini in scena.

Attese in parte deluse, con un pubblico diviso tra perplessità ed apprezzamenti.

Certamente compito non facile quello richiesto ai due attori nel chiudere un convegno brillante che implicitamente avrebbe richiesto un lavoro di pari qualità.

Il punto di pregio dello spettacolo è stato quello di centrare l’argomento del teatro di figura, e di avere posto l’accento sull’utilizzo della marionetta in scena, sempre in voluto dialogo/antagonismo tra attore e marionetta, sottolineato con ironia ma anche con un po’ di autocompiacimento.

Altro pregio notevole è stato quello di alcuni suggestivi quadri scenici di grande impatto fotografico/emozionale, che hanno rivelato un sapiente gusto del dettaglio anche sul piano estetico, come le immagini delle marionette/ cadaveri, parzialmente visibili dalle scatole/bara e la bellissima posa dell’unica marionetta donna cadavere, in una scenografia diversamente immobile per tutta la durata dello spettacolo.

Infine la capacità non scontata di rendere alcune atmosfere “erotiche” tra la coppia di marionette amanti, capaci di risvegliare l’attenzione del pubblico.

Sfugge invece un po’ il senso profondo del testo di Durrenmatt, di un cinismo ricco di sfaccettature , aldilà della trama di commedia nera che si consuma in scena:la storia di Doc, un chimico al servizio del malavitoso Boss, per il quale ha costruito una macchina capace di far sparire i cadaveri legati alle attività criminali e dissolverli. Un testo che si sarebbe prestato ad un’opera di scavo, rimasto invece in superficie, nonostante la convincente interpretazione dei due attori.

Anche per questa ragione lo spettacolo ci pare ancora in “working progress”, più una dimostrazione di lavoro, tesa ad indicare come anche un testo drammatico di prosa possa essere reso con pari e migliore dignità attraverso l’utilizzo delle marionette, linguaggio che di per sé implica il farsi carico di una serie di problemi e di scelte legati tanto al corpo dell’attore che dà loro vita, tanto all’autonomia della marionetta protagonista.

In particolare ci è sembrato che questa “questione tecnica” sia diventata il punto di vista interno (degli attori)-sul quale essi stessi si sono divertiti a giocare- ed esterno (degli spettatori) dimenticando il senso emozionale complessivo dello spettacolo che, oltre il meccanismo, peraltro bene agito , poco ha dato in termini di curiosità, interesse, emozione, legate alla rappresentazione della storia in sè e a quelle “motivazioni necessarie” insite nelle scelte artistiche autentiche.

Infine uno spettacolo con potenzialità ancora da esplorare e suggestioni interessanti ,che potrebbe diventare, se approfondito, un punto di riferimento del teatro di figura.

Emanuela Dal Pozzo

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