“PALE BLUE DOT” ALL’EX ARSENALE ,TEATRO LABORATORIO DI VERONA. RECENSIONE

andreaBrunello-phluciaBaldiniSerata intellettualmente ricca e piacevolmente piena- nonostante il numero ridotto di presenze in rispetto alle norme anti-covid- sabato 24 ottobre al Teatro Laboratorio, grazie allo spettacolo teatrale “ Pale Blue Dot” di e con Andrea Brunello.
Lo spettacolo conclude in bellezza il primo ciclo di spettacoli di Compagnie teatrali ospiti del Teatro Scientifico nella propria sede di Verona all’ex Arsenale.
Andrea Brunello, autore-attore e fisico, offre come di consuetudine una ricerca puntuale ed attuale, che, come una freccia, attraversa il nostro tempo.
Utilizzando le proprie conoscenze di fisico, questa volta centrate sulle tematiche ambientali, ripercorre nel tempo le conquiste alla conoscenza dello spazio, focalizzandosi sulla terra, puntino appena visibile nella famosa foto scattata da 6 miliardi di chilometri dal Vojager 1 nel febbraio 1990 e richiamata nel titolo.
La terra e i suoi drammi, visti da una postazione di controllo della Nasa, s’intrecciano con le vicissitudini famigliari raccontate in chiave autobiografica e registrate da un Computer umanizzato, partner in scena con Brunello, per essere divulgate ai posteri, messaggio d’amore nei confronti di una Terra potenzialmente meravigliosa -” se la distruggeremo non sapremmo mai le meraviglie che il futuro ci riserva”- e sull’orlo dell’autodistruzione.
Aldilà della pregnanza dei contenuti, aggiornati in collaborazione con il Dipartimento di Fisica delle Università di Trento e di Bordeaux, lo spettacolo diventa occasione di approfondimento scientifico anche per i profani.
Ancora una volta assistiamo all’intreccio tra fisica e umanità che contraddistingue buona parte degli spettacoli dell’autore/attore, capace di toccare il cuore ( oltre che la mente) dello spettatore e il cui apice emblematico, nella sua semplicità poetica , scegliendo nella ricca e stimolante produzione della Compagnia Arditodesio, rimane a mio avviso lo spettacolo “ Il principio dell’incertezza”.
Diversi i registri utilizzati dall’attore, a sottolineare i diversi punti di vista di un ricco spettro di sfaccettature: da una impietosa analisi sociale che fa del tema ambientale spesso un business, all’indagine dei vari atteggiamenti sociali, politici ed economici, fino alla complessità delle soluzioni possibili: un’indagine a tutto campo che diventa utile strumento di riflessione per lo spettatore, in un quadro di “teatro civile” oggi irrinunciabile e non così frequente.
Buona anche la regia di Christian Di Domenico, ricca di angolazioni, create dalle luci d’effetto che, insieme alla scelta delle immagini video, riescono a dare movimento e leggerezza ad un testo complesso e ambizioso, con qualche sottolineatura didattica che lo rende fruibile anche agli studenti.
Da vedere, come del resto tutte le produzioni della Compagnia Arditodesio/Jet Propulsion Theatre.
Emanuela Dal Pozzo

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